Selezione amatoriale Bulldog "Old World"
in Veneto (provincia di Verona)





IL CARATTERE DEL BULLDOG

Anche se è stato classificato dalla Federazione Internazionale nel gruppo dei cani da utilità, il Bulldog è il perfetto cane da compagnia. Ama moltissimo stare insieme alle persone e cerca sempre di essere accarezzato e preso in considerazione da tutti quelli che lo circondano quotidianamente. Abbaia pochissimo e ama “poltrire”, passando la maggior parte del suo tempo a dormire. Possiede anche le doti per essere un discreto cane da guardia. E’ molto affettuoso e leale con il padrone. Ama molto viaggiare, ma non tollera il caldo, perciò bisogna sempre stare attenti a non farlo accaldare troppo. Mai farlo salire su di un auto tenuta sotto il sole d'estate, il colpo di calore è molto pericoloso. E’ un cane di grande fascino ed è indicato per chi cerca un cane tranquillo, simpatico e leale.




EDUCARE IL CANE: IL METODO GENTILE

Il metodo gentile si basa sulla motivazione, innata in qualsiasi essere vivente, di conservare, far propri e mantenere nel tempo solo i comportamenti che garantiscono un vantaggio, una soddisfazione, in altre parole un premio, un beneficio.
Nell’educazione del cane, il metodo gentile, a differenza del metodo classico coercitivo, che si fonda sul principio della paura e della punizione, utilizza come leva principale il premio sotto forma di cibo o attenzione o gioco (rinforzo positivo) ad emissione del comportamento gradito, tendendo ad ignorare (punizione negativa) le risposte scorrette.
In questo modo, facendo leva sul piacere e non sulla paura, il cane è motivato ad attivarsi sempre più nel cercare possibili soluzioni, velocizzare e perfezionare quelle che ha già immagazzinato come corrette, in altre parole a collaborare pienamente, spontaneamente e intensamente con l’uomo.
Il premio è dunque lo strumento chiave nell’addestramento con il metodo gentile, esso rappresenta sia lo stimolo per accendere la motivazione del cane sia il segno tangibile della nostra soddisfazione per l’azione compiuta.
Quando il comportamento è stato ben compreso ed assimilato dal cane, cioè in altre parole è diventato un abitudine naturale, non verrà più utilizzato se non sporadicamente per mantenere l’entusiasmo del nostro amico.
Passiamo ora a degli esempi pratici per meglio comprendere le basi e “le regole” del metodo gentile.
Se, per esempio, dobbiamo insegnare ad un cucciolo di pochi mesi a sporcare fuori casa, inutili se non controproducenti saranno tutti i tentativi di sgridarlo, urlargli o addirittura mettergli il musetto vicino se non dentro ai suoi bisogni, mentre, al contrario, tutti i bocconcini somministrati non appena il cucciolo ha terminato di sporcare nel luogo corretto rappresenteranno per lui una inequivocabile conferma che ha fatto la cosa giusta.
La nostra costanza e tempestività verranno premiate molto presto con l’abitudine acquisita in maniera duratura ed indelebile a sporcare fuori casa.
Naturalmente oltre a premiare con costanza il nostro cucciolo dovremo essere anche molto attenti a giocare in anticipo sulle sue necessità fisiologiche, ovvero portarlo nel luogo corretto subito dopo la somministrazione dei pasti, ogni qual volta si sveglia o quando smette di giocare con noi, in questo modo otterremo una serie di successi che, premiati, accorceranno i tempi di apprendimento.
Ed ancora se dobbiamo insegnare al nostro cane adulto o cucciolo che sia a non saltare gioiosamente addosso ad ogni nostro ospite che ci viene a trovare inutile sarà sgridarlo, alzare la voce o trattenerlo per il collare, tutte queste nostre azioni sono intese dal cane come un segno di attenzione e quindi lo gratificano portandolo ad esasperare tale comportamento.
Al contrario se chiediamo la collaborazione attiva del nostro ospite dicendogli di girarsi dando la schiena al cane e di ignorarlo deliberatamente facendo finta di non accorgersi delle manifestazioni gioiose del cane, quest’ultimo, non ricevendo attenzione, si rilasserà e si metterà tranquillo a questo punto con tempestività diremo al nostro ospite di chiamare il cane e di premiarlo.
E’ chiaro che se decidiamo di far estinguere un comportamento ad un cane dobbiamo essere coerenti e non cadere nella tentazione di consentirgli di tanto in tanto lo strappo alla regola, per cui nel caso del cane “salterino” dovremo chiedere a tutti i nostri ospiti e soprattutto a noi stessi di adottare il comportamento passivo, ignorare il cane quando si entra in casa e premiarlo tempestivamente quando si calma e rimane tranquillo.
Il metodo gentile si fonda sul principio che l’apprendimento dei vari comportamenti desiderati deve essere di tipo collaborativo tra cane e proprietario e non di tipo impositivo o peggio coercitivo.
Per trasformare i comportamenti appresi dal cane in abitudini consolidate dovremmo osservare determinati accorgimenti:
Ricompensare tempestivamente (meno di mezzo secondo) il cane quando adotta il comportamento corretto considerando che il cane è portato a ripetere i comportamenti per i quali riceve una gratificazione immediata (cibo, gioco, coccole)
Cercare sempre di risvegliare la motivazione del cane tenendo presente che lo stesso adotta determinati comportamenti per soddisfare i suoi bisogni naturali ed istintivi come la fame o sociali come il gioco, le coccole.
Il cane apprende più rapidamente se si diverte, per cui per sviluppare la sua abilità è necessario un suo reale coinvolgimento attivo.
I vari comportamenti che vogliamo insegnare al nostro cane dovranno essere scelti in base alle sue reali possibilità (taglia, stazza, età, condizioni fisiche) e tenere conto dei suoi tempi di apprendimento, insegniamo una cosa alla volta partendo dalle più semplici e aspettiamo che il cane abbia fatto suo il comportamento prima di passare ad un altro capitolo.
Dobbiamo stabilire in anticipo cosa vogliamo dal nostro cane, essere coerenti con gli obiettivi da raggiungere, comunicarglieli in maniera corretta, essere pazienti nell’aspettare una sua risposta, e infine premiarlo efficacemente all’ottenimento della medesima, ricordiamoci sempre infatti che obiettivi poco chiari generano demotivazione e resistenza.
Premiamo solo le sue risposte corrette in modo che comprenda realmente ciò che vogliamo da lui
Il metodo gentile si basa dunque sull’uso corretto e tempestivo dei rinforzi positivi, ma anche sulla nostra capacità di saper adottare corrette, coerenti e tempestive punizioni negative.
Con il termine rinforzo si intende definire tutto ciò che tende ad aumentare la frequenza di emissione di un comportamento; con punizione tutto ciò che tende, al contrario, a ridurne la frequenza.

Chiameremo quindi :
Rinforzo positivo la somministrazione tempestiva di un premio subito dopo l’esecuzione del comportamento corretto (0,5 secondi). Se per strada ci intratteniamo a chiacchierare con un amico premieremo il cane quando si metterà seduto, a terra o semplicemente in piedi rilassato vicino a noi senza tirare il guinzaglio.
Rinforzo negativo, assolutamente non conforme al metodo gentile, la sottrazione del cane da una situazione sgradevole o dolorosa.
Tipico esempio è l’uso del collare a strangolo nell’esecuzione del comando seduto. Il collare viene tirato verso l’alto fino a quando il cane strangolato e impiccato si siede a questo punto per confermare al cane che ha fatto la cosa giusta la tensione sul collare viene allentata.
Punizione positiva la classica punizione fisica o verbale. La punizione verbale in talune circostanze è assolutamente efficace e utile ma l’efficacia è strettamente vincolata dalla nostra tempestività. Dobbiamo infatti sapere che il cane emette i vari comportamenti secondo una rigida sequenza, la fase appetitiva in cui il cane inizia ad interessarsi ad una determinata cosa, la fase consumatoria in cui compie una determinata azione e la fase risolutiva in cui trae le conseguenze dell’azione compiuta.
Per essere realmente efficace il nostro NO dovrà arrivare sempre nella fase appetitiva.
Un cucciolo prima di urinare di solito inizia ad annusare per terra, o scava, o si gira su se stesso (fase appetitiva), quindi urina (fase consumatoria), poi ha un beneficio fisico (fase risolutiva), un nostro No secco pronunciato ad alta voce in fase appetitiva, inibirà il nostro cucciolo bloccandolo, quindi portato tempestivamente nel luogo corretto verrà premiato (rinforzo positivo) non appena avrà sporcato.
Punizione negativa sottrazione di un oggetto o della nostra attenzione non appena il cane assume un comportamento non conforme ai nostri desideri.
Se ad esempio stiamo giocando con la palla ed il cane nel pieno del suo entusiasmo ci continua a saltare addosso e vuole strapparci dalle mani l’oggetto, potremo o mettere via l’oggetto fino a quando il cane non si è calmato per poi provare a ricominciare il gioco, o voltargli le spalle e smettere qualsiasi interazione con lui.
Lo schema di addestramento o educazione di un cane parte sempre dall’uso del rinforzo in maniera continua, ovvero il cane viene premiato ogni volta che esegue un determinato comportamento.
Quindi non appena ci accorgiamo che il cane ha capito cosa vogliamo da lui e collabora attivamente e con motivazione nell’eseguire il comando si passa ad uno schema di rinforzo intermittente.
Il rinforzo intermittente può essere a frequenza fissa o variabile o intervallo di tempo fisso o variabile.
Frequenza fissa per esempio premiamo il cane sempre ogni due volte che ripete correttamente il comportamento
Frequenza variabile premiamo il cane ogni tre volte, poi ogni quattro, poi ogni due e così via
Intervallo fisso premiamo il cane al termine di un certo intervallo di tempo, vale a dire che se stiamo lavorando sul seduto e decidiamo che l’intervallo deve essere di tre minuti premieremo solo il seduto che avviene alla scadenza di questo tempo.
Intervallo variabile quando il tempo che passa tra risposte che vengono premiate varia.
I programmi di educazione ad intervalli e frequenze variabili sono i più efficaci in quanto il cane non sapendo quando verrà premiato è portato a velocizzare sensibilmente e migliorare la qualità dell’esecuzione.


LA PET-THERAPY

Nata negli Stati Uniti, è da diversi anni praticata in alcuni centri del nostro paese ma senza riconoscimenti. Molto hanno fatto volontari di varie associazioni, solo grazie all’amore e alla passione per gli animali.
Letteralmente Pet-Therapy significa “terapia con animali” , viene chiamata anche terapia dolce e prevede l’utilizzo di animali per migliorare la qualità della vita delle persone e mira a seguire il soggetto problematico e non tanto il problema o la malattia, in tal modo l’animale diventa il ponte invisibile tra operatore e soggetto seguito.
La Pet-Therapy si suddivide in:
1. T.A.A. Terapia Assistita con Animali, che risulta essere una terapia vera e propria rivolta a persone con problemi fisici e/o psichici, da affiancare ad altre cure, dove viene precedentemente fatto un progetto individualizzato da seguire, che prevede la scelta dell’animale in base allo scopo da raggiungere e la presenza di una equipe multidisciplinare che collabori a tale progetto ( psicologi, veterinari e esperti in addestramento). Le finalità di questa attività sono di tipo sanitario.2. A.A.A. Attività Assistita con Animali, che mirano a migliorare la qualità della vita delle persone in situazioni di disagio, in quanto l’animale risulta essere un perfetto tramite per lo sviluppo delle relazioni. L’obiettivo in questo caso è di sostegno.3. La Pet-Therapy viene utilizzata anche a livello ludico (gioco), per la socializzazione. Per favorire la comunicazione e per lo sviluppo e/o potenziamento delle responsabilità e dell’autostima.
L’animale in sé è un “catalizzatore” sociale capace di creare situazioni positive e rilassanti; cane, gatto, cavallo, delfino (e non solo) sono gli animali più conosciuti che svolgono un importante ruolo nei confronti di persone con disabilità fisica.
Il “cane”, in particolar modo, è il soggetto preferito dai seguaci della Pet Therapy; come cane sociale per migliorare le condizioni psichiche e/o fisiche di bambini, adulti, anziani; come cane di servizio per aumentare la mobilità delle persone con limitazioni fisiche, come cani da passeggio per persone cieche o sorde.
Il cane è l’animale che maggiormente interagisce con l’uomo, ma è anche l’animale che meglio di ogni altro riesce a stabilire con l’uomo un legame intenso e duraturo. Le razze impiegate sono diverse, meticci compresi. Non esiste alcuna discriminazione di razza ma esistono degli indici di attenzione nei confronti dell’indole del soggetto, che non debbono essere sottovalutati.


L'animale co-terapeuta agisce come soggetto attivo e tra lui e la persona trattata avviene uno scambio reciproco fatto di emozioni e di stimoli che provocano cambiamenti ed effetti positivi in entrambi.
Con persone disturbate gli animali trovano un canale preferenziale, una sorta di accesso più facile per entrare in contatto riuscendo a volte a sbloccare condizioni patologiche cronicizzate negli anni.
L'animale costituisce uno stimolo nuovo alla curiosità rendendo possibile il contatto e una comunicazione non convenzionale.
La comunicazione con l'animale, preferibilmente con il proprio, che avviene nelle forme più svariate, non potendo ovviamente far ricorso al linguaggio, garantisce un effetto calmante con conseguente diminuzione della pressione del sangue. Tale dialogo non conosce, infatti, rigide regole sociali e, soprattutto sentimenti competitivi distruttori. Inoltre, la soddisfazione del bisogno di affetto e di relazione "interpersonale" crea le condizioni di un buon equilibrio psico-fisico, specialmente nei bambini, negli anziani, nei malati.
Il prendersi cura dell'animale, favorisce il senso di responsabilità, quanto mai auspicabili nel caso di bambini e di adulti che hanno perso la fiducia in se stessi, garantendo un'immagine valida e positiva della propria persona e del proprio valore individuale. Infatti, dare da mangiare all'animale rappresenta il primo passo per stabilire un rapporto di fiducia poichè grazie al cibo si creano tutta una serie di informazioni ed emozioni che legano vicendevolmente uomini ed animali.



 



 

 

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